E' giunto il momento di affrontare in modo più attento
gli strumenti digitali nel campo musicale, con l'obiettivo
di mostrare le nuove possibilità che essi offrono soprattutto
a chi musicista non è.
Nel precedente capitolo abbiamo visto come le innovazioni
tecnologiche siano definite dall'insieme di pratiche che ne
caratterizzano l'uso, pratiche a loro volta finalizzate alla
realizzazione di uno scopo.
Come
abbiamo evidenziato, gli artefatti sono caratterizzati
da una dimensione concettuale e da una dimensione fisica,
essendo essi progetti che prendono corpo in determinati strumenti,
o viceversa strumenti che incorporano dei precisi scopi.
Per fornire uno sguardo sui percorsi che hanno condotto alla
comparsa delle tecnologie digitali nella seconda parte del
ventesimo secolo, ci è quindi utile accennare alle
idee e ai progetti che il contesto musicale presentava a partire
dai primi anni del 1900.
Durante questo periodo si riscontra presso i musicisti il
desiderio crescente verso una maggiore varietà di timbri
sonori e di possibilità espressive, al quale si aggiunse,
già durante il diciannovesimo secolo, il bisogno di
ottenere una maggiore potenza; il pianoforte fu lo strumento
più rappresentativo per entrambe queste tendenze [Thèberge,
1997].
Gli esperimenti con l'elettronica all'inizio del '900 possono
poi mostrare una certa continuità con gli stessi bisogni,
visto che le qualità migliori degli strumenti elettronici
venivano riconosciute nella loro illimitata capacità
di potenza dinamica e varietà di timbri; inoltre, queste
stesse possibilità continuarono ad essere le peculiarità
promozionali dei sintetizzatori digitali di cinquanta anni
dopo [Thèberge, 1997].
Il
bisogno artistico di una maggiore potenza sonora rispondeva
probabilmente all'esigenza di esprimere una nuova realtà
che in quel periodo prendeva forma soprattutto nelle metropoli
occidentali, dove lo sviluppo economico e tecnologico cominciava
a cambiare notevolmente l'ambiente urbano dal punto di vista
culturale e sociale.
Thèberge, tra le numerose tendenze di quegli anni,
sottolinea il graduale avvicendamento fra le strutture sociali
aristocratiche e quelle democratiche, cosa che portò
ad una maggiore distribuzione delle risorse economiche.
Il derivante ampliamento alla base della piramide sociale
equivaleva quindi ad un maggiore numero di potenziali consumatori
di prodotti musicali ed aiutava lo sviluppo di una utenza
più ampia, accelerando tra le altre cose la costruzione
di grandi sale pubbliche da concerto richiedenti un maggiore
volume sonoro.
Durante
la seconda parte del ventesimo secolo poi, la diffusione
del benessere economico nei paesi industrializzati e la conseguente
nascita di una cultura di massa, ha portato ad un ulteriore
ampliamento del numero di utenti; un esempio di questa tendenza
si ha osservando come la realizzazione dei concerti di musica
pop si sia spostata negli stadi sportivi ed in altri grandi
luoghi di ritrovo, stimolando in questo modo la ricerca verso
potenti sistemi di amplificazione sonora [Thèberge,
1997].
Anche Schafer [Schafer, 1977], come abbiamo visto, ha osservato
che il progredire dell'industrializzazione occidentale nel
dopoguerra continuava a causare cambiamenti economici ed ambientali
che, soprattutto nelle aree metropolitane, alteravano la realtà
quotidiana nella percezione di molte persone.
Coscienti
a questo punto dei numerosi fattori storici e sociali
che sono intervenuti nell'evoluzione della nostra società
e dei processi di produzione musicale esistenti al suo interno,
la nascita e la diffusione degli strumenti digitali viene
definita da una complessa compartecipazione tra obiettivi
degli individui e possibilità tecnologiche dell'ambiente,
in modo analogo a ciò che successe per il pianoforte:
"Innovazioni tecniche, efficienza nella fabbricazione
e nella distribuzione, corporazioni finanziarie, controllo
del mercato, merchandising, promozione dei concerti e pubblicità
fanno tutti parte della (
) storia di come l'industria
dei pianoforti sia diventata una parte fondamentale della
vita musicale in Europa e nell'America del Nord" [Thèberge,
1997, p.19].
Allo
stesso modo di quanto è stato appena descritto
dunque, l'introduzione degli strumenti elettronici è
stata caratterizzata da diversi fattori che ora ci apprestiamo
a discutere.
L'applicazione del computer e dei mezzi digitali alla produzione
musicale viene fatta coincidere con il momento in cui Max
Mathews utilizzò i primi convertitori analogici-digitali
per comporre musica, e dal fatto che da allora molti compositori
hanno accettato le sfide scientifiche sperimentando le macchine
ideate da fisici e matematici.
I pionieri della rivoluzione elettroacustica, i primi cioè
a realizzare brani originali e concerti con l'aiuto di calcolatori
elettronici sono stati tra gli altri John Cage, Karlheinz
Stockhausen, Pierre Boulez, Luigi Nono e Luciano Berio.
A
nostro avviso l'importanza di queste figure è sicuramente
indiscutibile, ma ciò non ci permette di riconoscere
in esse l'unica causa dell'esistenza degli attuali strumenti
digitali.
Piuttosto, per noi l'importanza delle avanguardie risiede
maggiormente nell'aver illuminato la strada a tutti quegli
inventori, imprenditori ed utilizzatori che con la loro attività
hanno partecipato quotidianamente alla diffusione del digitale.
" Stockhausen ritiene che la situazione del musicista
oggi sia tale che egli deve assumere su di sé innumerevoli
competenze, e sintetizzarle per produrre ogni volta qualcosa
di veramente originale." [Colazzo e Colazzo, 1993, p.
50].
Queste parole sembrano direttamente indirizzate a coloro che
si apprestano a fare musica oggi e che sono in grado di realizzare
anche facilmente tale sintesi di competenze grazie alle tecnologie
a disposizione; fino a qualche decennio fa invece, produrre
suoni con il calcolatore era un'impresa titanica, e per ottenere
pochi secondi di musica occorrevano ore di calcoli e mesi
di lavoro in studio di registrazione.
Consapevoli di ciò, noi dobbiamo essere grati a questi
compositori per la sensibilità che hanno avuto nel
captare già in quegli anni le esigenze espressive di
cui presto molti individui della nostra società avrebbero
necessitato, ma allo stesso tempo non dobbiamo dimenticare
anche tutte quelle persone che hanno reso possibile la presenza
nelle nostre case di computer, campionatori ed altri strumenti.
Il
progresso tecnologico è infatti arrivato a piccoli
passi e non solo grazie agli sforzi degli innovatori in
campo musicale: se "
La musica elettronica analogica
in tempo differito fu introdotta da Stockhausen, il quale
realizzava dei brani musicali mediante onde sinusoidali e
rumore bianco, con procedimenti di addizione e sottrazione
"
[Colazzo e Colazzo, 1993, p.100],
la stessa musica elettronica analogica in tempo differito
ha dovuto aspettare molto tempo prima di raggiungere un numero
ampio di utenti e essere in grado di sviluppare le proprie
potenzialità al completo.
Per le ragioni che stiamo esaminando, l'organo Hammond è
stato forse una delle innovazioni più importanti poichè
rappresenta un esempio di cosa può essere considerato
una innovazione transettoriale. [Piatier, cit. in Thèberge,
1997]
Con questo termine Piater si riferisce "
Al movimento,
da un settore dell'industria ad un altro, di individui con
una particolare forma di conoscenza e di abilità tecnica
"
[Piater, cit. in Thèberge, 1997, p. 46].
Questo
modello di organo è stato introdotto da Laurens
Hammond nel 1935, diventando immediatamente un successo e
venendo utilizzato tanto nel jazz quanto nella musica commerciale.
Parte di questo esito positivo è stato dovuto al fatto
che Hammond non aveva intenzione di creare un nuovo strumento
rivoluzionario, ma semplicemente di progettare un organo moderno
ed efficiente; egli lavorò strettamente con W.L. Lahey,
un organista di chiesa, e come abbiamo visto, molte delle
caratteristiche più importanti dei nuovi strumenti
furono il risultato di una collaborazione tra musicisti ed
inventori. [Thèberge, 1997]
La principale innovazione tecnica dell'organo Hammond deriva
dall'utilizzo di pale rotanti per l'intonazione alimentate
da un motore sincrono, costituenti l'apparato base per la
generazione del suono; il motore sincrono era stato sviluppato
da Hammond qualche anno prima con lo scopo di alimentare orologi
elettrici, ed ora serviva per stabilizzare la tonalità
prodotta dalle pale. [Piatier, cit. in Thèberge, 1997]
Il
fatto che Hammond abbia derivato l'idea di un generatore di
toni azionato da un motore da una precedente invenzione
appartenente ad un altro campo, non costituisce l'unico esempio
di innovazione transettoriale; infatti all'organo Hammond
venne aggiunta l'amplificazione tramite tubo a vuoto, che
in quegli anni incarnava una fusione di tecnologie elettroniche,
elettromagnetiche e meccaniche comuni in altri settori.
In questo modo l'Hammond divenne lo strumento caratteristico
di un periodo di transizione che vide il passaggio dalla tecnologia
meccanica ai mezzi elettronici, in seguito al quale i principi
dell'elettronica furono applicati alla progettazione acustica
e meccanica dei mezzi di esecuzione e riproduzione: in maniera
simile infatti, la progettazione puramente meccanica dei primi
grammofoni si spostò verso quella elettro-meccanica
degli anni '20 e '30.
Il motivo del successo di questo modello di organo inizialmente
concepito per le chiese non è consistito però
solo nelle migliorie elettroniche, ma anche nella capacità
che ebbe Hammond nel voler costruire non uno strumento riservato
all'elite avanguardistica, ma un mezzo che potesse essere
utilizzato dal maggior numero di persone possibili.
In
questo modo egli comprese che uno strumento non è
ancora completo dopo lo stadio della progettazione e della
fabbricazione, ma viene completato solamente una volta che
è nelle mani degli utenti che ne definiscono le pratiche
per l'uso [Le Caine, cit. in Thèberge, 1997], in accordo
con la teoria di Mantovani da noi sostenuta.
L'esempio di Hammond è stato in seguito preso come
riferimento, tanto che lo sviluppo dei sintetizzatori analogici
e digitali durante gli anni '60 e '70 è stato ampiamente
dovuto all'attività congiunta di musicisti, inventori
e imprenditori, in modo tale da conciliare le rispettive esigenze
di progettazione, produzione e uso.
Come ribadisce anche Thèberge, "Senza dubbio,
il fattore più importante che ha contribuito all'espansione
e alla maturazione dell'industria dei sintetizzatori è
stata la decisione da parte di un numero di ingegneri e di
inventori (
) di spostarsi dalla sola realizzazione di
strumenti che incontrassero i bisogni specializzati dei compositori
dell'avanguardia operanti principalmente in studi elettronici
istituzionali, verso la fabbricazione di strumenti musicali
a tastiera che potessero incontrare la richiesta di performance
dal vivo" [Thèberge, 1997, p.55].
Con queste parole si vuole porre l'accento sull'importanza
che ha avuto per la diffusione dei mezzi elettronici la volontà
di espanderne il mercato e la sempre maggiore attenzione che
gli imprenditori e i progettisti davano ai bisogni degli utilizzatori.
L'andamento
dei fatti ci porta quindi a riconoscere la dimensione
progettuale degli artefatti digitali in una serie di idee,
di progetti nati per soddisfare i bisogni degli utilizzatori,
mentre la dimensione fisica sembra essere costituita da quegli
stessi strumenti attraverso i quali l'uomo oggi può
soddisfare le sue necessità riuscendo finalmente ad
esprimere significativamente la nuova realtà percepita.
Il processo attraverso il quale le idee e i progetti, costituenti
la dimensione progettuale degli artefatti digitali, hanno
preso corpo in una serie di strumenti, può essere ulteriormente
analizzata attraverso l'individuazione di tre fenomeni riguardanti
il mercato musicale [Thèberge, 1997]:
- L'introduzione dell'elettronica digitale nella progettazione
degli strumenti musicali (e quindi l'introduzione dei microprocessori);
- L'ascesa degli sviluppatori del suono per conto di terzi
( third-party sound developers);
-
La nascita del MIDI.
L'insieme di questi tre fattori ha favorito l'esecuzione di
quei compiti che, rispondendo allo scopo di una maggiore esplorazione
e di un maggior controllo del suono, hanno introdotto delle
nuove interazioni locali con l'ambiente; tali interazioni,
costituite da un insieme di pratiche precise, hanno portato
al riconoscimento di nuovo senso e ad una rinnovata percezione
della realtà.
In primo luogo l'introduzione dell'elettronica digitale negli
anni '70 e '80 ha reso la fabbricazione degli strumenti dipendente
dallo sviluppo della tecnologia dei microprocessori.
Con questa tendenza, sintetizzatori e campionatori potevano
essere considerati come computer i cui sistemi operativi erano
stati ottimizzati per la realizzazione di musica.
Il microchip 68000 della Motorola ad esempio, era utilizzato
sia nei campionatori Ensoniq che nei computer Apple, Atari
e Amiga [Thèberge, 1997].
Il chip inoltre divenne fondamentale per i sistemi di registrazione
del suono e prima ancora per i mezzi di riproduzione: è
stato infatti l'enorme volume di vendite dei lettori di compact
disc che ha permesso l'abbassamento dei costi di produzione
dei microprocessori per la conversione analogico-digitale
del suono; gli stessi microprocessori, dopo l'abbassamento
di prezzo derivante dalla loro diffusione, poterono così
essere applicati ai registratori multitraccia e ad altri mezzi
per la produzione di musica.
Ricordando quanto detto nell'introdurre questo discorso, gli
strumenti digitali comparivano in seguito al bisogno di maggiore
ampiezza sonora e alla ricerca di nuovi timbri espressivi,
ed è stata la capacità di offrire ciò
che ha fatto il successo del sintetizzatore negli anni '70.
L'introduzione
del microchip poi, insieme alla sua continua miniaturizzazione,
introduceva delle possibilità che andavano molto al
di là di quelle offerte dai primi sinth : un esempio
può chiarire ciò che s'intende: "Mentre
il Minimoog (introdotto nel 1970) conteneva circa trecento
transistor e impegnò Moog per circa sei mesi nella
progettazione, uno strumento come la Wavestation della Korg
(introdotta nel 1990) conteneva (la componentistica) digitale
equivalente a quasi 300 milioni di transistor e occupava circa
venti persone per un periodo di quasi tre anni" [Thèberge,
1997, p.70].
Quanto citato mostra piuttosto chiaramente quante più
possibilità cominciarono ad avere gli strumenti musicali
con l'evoluzione della tecnologia digitale: non si tratta
solamente di maggior volume o di un numero più elevato
di suoni diversi, ma di computer veri e propri integrati nelle
macchine che, in seguito all'evoluzione tecnologica di cui
abbiamo parlato, hanno visto un notevole abbassamento dei
prezzi.
Può essere utile allora a questo punto approfondire
ciò che il termine digitale comporta tecnicamente rispetto
alle caratteristiche dell'analogico, per intendere meglio
che tipo di strumenti e che tipo di possibilità venivano
messe nelle mani degli utilizzatori.
La versione integrale di questo capitolo è consultabile
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