Gli utilizzatori delle tecnologie descritte nei precedenti
paragrafi sono tutti coloro che si trovano alle prese
con la produzione di musica sia dal punto di vista professionale,
che dal punto di vista amatoriale.
Sebbene le due dimensioni siano sempre state differenziate,
aumentano sempre più i casi di musicisti che realizzano
musica nella loro casa con attrezzatura low budget1, e nonostante
ciò riescono ad ottenere buoni risultati e ad immettere
il loro prodotto nel mercato discografico.
Questa è una tendenza che ha cominciato a diffondersi
durante gli anni 80, da quando si sono diffusi gli strumenti
descritti in precedenza, i quali hanno permesso ad un numero
sempre più ampio di persone di avvicinarsi alla realizzazione
di musica nel loro tempo libero.
Naturalmente come avviene per ogni innovazione, non basta
lesistenza di una tecnologia perché essa si diffonda,
ma sono necessarie anche una serie di pratiche e di usi condivisi
grazie ai quali la tecnologia in questione venga riconosciuta
utile nella realizzazione di uno scopo.
Come abbiamo visto nel precedente capitolo, la produzione
di musica è caratterizzata da un insieme di pratiche
che vengono realizzate tenendo conto delle competenze professionali
degli utilizzatori e delle possibilità offerte dagli
strumenti.
La
grande diffusione del digitale avvenuta in questi ultimi
anni ha introdotto una numerosa serie di nuove possibilità,
e non poteva quindi non modificare i ruoli delle persone impegnate
nella produzione musicale e in altre attività produttive.
Secondo il modello di Mantovani da noi adottato, ogni innovazione
tecnologica introduce delle nuove possibilità per lo
svolgimento di determinati compiti; come afferma Norman [Norman,
1993], gli artefatti modificano il compito, cambiano cioè
la serie di pratiche fino ad allora adottate.
Un utente alle prese con un nuovo strumento vede quindi cambiare
linsieme di regole e di aspettative che costituiscono
il suo ruolo nella società, poiché lo strumento
in questione introduce, attraverso il suo uso, la possibilità
di riconoscere nuovi scopi in grado di ampliare lorizzonte
simbolico degli individui.
Per fare un esempio, i musicisti che depositano presso la
S.I.A.E. (Società italiana autori ed editori) la propria
musica, devono consegnare un supporto nastro o cd
dove sono incisi i propri brani e gli spartiti musicali di
ogni brano.
Fino
a qualche anno fa gli spartiti erano dei manoscritti compilati
da un musicista trascrittore qualifica riconosciuta
esclusivamente dalla S.I.A.E. - che doveva tradurre manualmente
le vibrazioni acustiche sonore in simboli della notazione
musicale.
Oltre a richiedere molto tempo, questo procedimento permetteva
solamente la diffusione dei manoscritti delle opere che riscuotevano
più successo, sostanzialmente perché il processo
di copia e di stampa era molto costoso, e necessitava di discreti
finanziamenti.
Oggi gran parte del software musicale ha tra le proprie funzioni
la possibilità di tradurre gli impulsi in simboli musicali
pronti per essere stampati, risolvendo molti problemi di tempo
e di costo, e offrendo inoltre anche a chi non conosce la
musica la possibilità di depositare più facilmente
il suo prodotto presso la S.I.A.E. [Lenzi, 1999].
Questa nuova affordance permessa dal software sostituisce
completamente il ruolo del trascrittore e modifica anche quello
del musicista introducendo una nuova pratica, che consiste
appunto nellimparare ad usare un programma di trascrizione
ed ottenere così autonomamente i propri spartiti.
Come quello del trascrittore, sono molti i ruoli nellambito
della produzione musicale che hanno subito un cambiamento
per il fatto di dover adottare nuove pratiche finalizzate
alluso delle innovazioni digitali.
Anche
il ruolo del musicista è in continua ridefinizione,
come si può notare dal fatto che la tipica formazione
rock di quattro elementi voce, chitarra, basso, batteria
non sopravvive più, sostituita dalla generazione
del dj producer, ovvero da colui che da solo produce le basi
musicali con lelaboratore.
Per descrivere come le nuove figure si siano affermate facilitando
il mutamento di diversi ruoli nellambito musicale, è
utile osservare lattività di alcuni musicisti
che hanno contribuito alla definizione di nuove pratiche per
luso della tecnologia digitale.
La storia dei Chemical Brothers ad esempio è abbastanza
significativa per i nostri fini, e allo stesso tempo risulta
anomala per essere quella di due artisti che oggi vendono
centinaia di migliaia di copie e sono presi come punto di
riferimento da molti nuovi produttori musicali.
I
Chemical Brothers sono Thomas Owen Mostyn Rowlands e Edmund
John Simons, due ragazzi che si sono conosciuti al college
nell89 e che hanno iniziato a fare i dj nel 91;
la loro passione per la musica li spingeva a comprare prodotti
di ogni genere, fino a che non decisero di produrre personalmente
un disco: Cercavamo una musica, un disco da suonare
che ci soddisfacesse (
) Così abbiamo pensato
di farcelo un disco del genere. [Chemical Brothers,
cit.in Lai, 1998, p.20].
La loro passione comune erano i dischi hip hop, ma erano interessati
anche alla house, alla techno e in generale alle nuove sonorità
emergenti soprattutto in Inghilterra.
Tutto questo era presente nel loro primo brano Song
to the siren, realizzato con un campionatore, un computer
Atari ed uno stereo Hitachi da 100 sterline; il pezzo, di
cui furono stampate 500 copie, cominciò ad essere suonato
ed apprezzato nei club di Londra, ed ai fratelli chimici cominciarono
ad essere richiesti remixes da artisti come Charlatans, Primal
Scream, Prodigy, Method Man ed altri [Lai, 1998].
Poco tempo dopo erano già pronti a produrre il loro
primo album, Exit Planet Dust (1995), che li ha
portati al successo internazionale, con la stampa inglese
pronta a definire chemical beat il modo di sovrapporre musiche
diverse da loro ispirato.
In
circa tre anni, dal 92 al 95, i Chemical Brothers
passarono dal college alla consolle, fino ai palchi mondiali,
senza aver frequentato scuole di musica o aver avuto a disposizione
particolari strumenti e tecnologie: liter da loro compiuto
è piuttosto insolito rispetto a quello che richiede
lindustria musicale.
Sembra infatti che il loro orecchio musicale combinato con
i giusti strumenti abbia fatto più che anni di studio
in conservatorio.
Una tendenza molto simile si riscontra osservando la storia
di RZA, alias Robert Diggs, produttore ed Mc2 nellambito
della musica hip hop newyorkese, leader insieme a Method Man
ed al cugino Genius/GZA del gruppo Wu-Tang Clan.
RZA ha avuto il merito di riunire attorno a sé alcuni
giovani ma talentuosi mc di New York, che nel 93 hanno
dato vita allalbum desordio della formazione Wu-Tang
Clan intitolato Enter the Wu-tang (36 chambers)
(1993), una miscela di suoni campionati dal passato e riarrangiati
con maestria.
Usando
le pratiche tipiche della produzione rap cui abbiamo accennato
precedentemente campionamento di frasi musicali del
passato ricontestualizzate nel presente -, RZA ha ottenuto
un suono cupo ed appositamente sporco, ma allo stesso tempo
anche accattivante, sul quale fluivano i versi dei rappers
del ghetto oltre ai già citati vi sono Raekwon,
Ol Dirty Bastard, Ghostface, Inspectah Deck e altri
- che raccontavano realtà piuttosto pesanti, ma che
ben si fondevano con latmosfera musicale dellalbum.
RZA ha partecipato alla realizzazione esecutiva del prodotto,
oltre che cantare e produrre la musica, e ha posto le basi
di una organizzazione che qualche anno dopo avrebbe prodotto
tutti i membri del gruppo ben dieci - come solisti
con altrettanti Lp, e si sarebbe lanciata anche nella produzione
di vestiti, di videogiochi e di altro tipo di merchandise
[Haley, 1998].
La sua figura è presa di riferimento da tutte quelle
persone che oggi tentano di mettere in piedi con le proprie
forze non solo uno studio di produzione musicale, ma anche
qualsiasi attività economica per la quale si deve provvedere
sia alla produzione artistica che a quella esecutiva.
Il modello di spartizione degli introiti tra i componenti
del Wu-Tang Clan è addirittura organizzato in punti
percentuale ridefinibili, per cui ogni membro del gruppo ottiene
un rientro economico pari al peso del proprio ruolo in ogni
produzione: negli USA questo tipo di accordo viene anche studiato
e portato come esempio in alcune materie economiche.
Anche
se ciò che riguarda la produzione esecutiva sembra
allontanarsi dalloggetto della nostra ricerca, in realtà
anche questo argomento riguarda il ruolo degli utilizzatori
delle tecnologie digitali, perché esse, nel momento
in cui permettono di produrre un master nella propria casa,
ridisegnano la serie di rapporti e di procedimenti necessari
alla realizzazione e alla diffusione di musica.
Se infatti per produrre musica, noi ci serviamo di uno studio
e di apparecchiature altrui, ad esempio messe a disposizione
da una casa discografica, è normale che ci occuperemo
solo della parte artistica che ci compete, poiché ci
saranno i tecnici responsabili degli strumenti e i produttori
esecutivi che seguiranno le operazioni di stampa, distribuzione,
grafica ecc.
Ma nel momento in cui possediamo le tecnologie per produrre
musica e riusciamo a realizzare un buon master del nostro
prodotto, ci rendiamo conto che, tutto sommato, possiamo fare
come avviene ormai normalmente a Londra per le produzioni
big beat o jungle: stampiamo qualche centinaio di copie e
le facciamo girare nellambiente underground della città
i locali e quei pochi negozi specializzati di musica
-, dove possono essere ascoltate da possibili acquirenti o
dagli addetti ai lavori, e quindi osserviamo il riscontro
che ottengono.
Il
risultato ottenuto ci dirà come comportarci. Possiamo
rimetterci al lavoro su altre produzioni, ristampare il brano
o presentarci da qualche grosso produttore con in mano il
potere delle cifre che il nostro pezzo, autoprodotto, è
riuscito ad ottenere.
Lo stesso discorso si può fare per la parte grafica,
poiché anchessa viene oggi realizzata con del
software molto simile a quello utilizzato in campo musicale.
Adobe Photoshop è ad esempio un programma diffuso tra
molte persone, fornito di plug-in che ne espandono le possibilità;
anchesso è munito di tool che ci permettono di
spostare, tagliare ed incollare qualsiasi materiale grafico
inserito nellelaboratore.
Naturalmente non saremo in grado di realizzare un lavoro dei
più elaborati, ma otterremo sicuramente qualcosa di
degno per confezionare la nostra musica.
Osservando
il panorama musicale alla fine degli anni 90 quindi,
sono sempre più le piccole etichette underground, in
Italia definite indipendenti, che si specializzano su un particolare
genere musicale e si ricavano così una piccola nicchia
di mercato, grazie alla quale sopravvivono.
A questa si aggiunge anche la tendenza diffusasi ormai da
diversi anni, grazie allaccessibilità economica
di molti strumenti, che spinge gli artisti affermati e non
a procurarsi tutti i mezzi di produzione tecnica ed artistica,
a costruirsi uno studio e a produrre autonomamente la propria
musica.
Tutte le tendenze osservate fino a questo momento nella produzione
musicale ci permettono ora di introdurre una riflessione su
un altro punto fondamentale della nostra analisi: le nuove
pratiche e le affordances che le innovazioni digitali presentano.
Nel prossimo capitolo ci occuperemo di tutto ciò e
delle nuove relazioni sociali e culturali che la diffusione
delle pratiche digitali introduce, sempre tenendo come punto
di riferimento il modello di Mantovani adottato fino ad ora.
La versione integrale di questo capitolo è consultabile
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