E-mail - Tesi realizzata da A. Colzi per la cattedra di Sociologia delle Comunicazioni di Massa - Prof. A. Abruzzese



LE PRATICHE NECESSARIE ALL'USO DELLE INNOVAZIONI DIGITALI


“La tecnologia, se propriamente interiorizzata, non degrada la vita umana, ma al contrario la migliora. L’orchestra moderna, ad esempio, è il risultato di un’alta tecnologia. Un violino è uno strumento, cioè un attrezzo. Un organo è una macchina enorme, con fonti di energia – pompe, soffietto, generatori elettrici – del tutto estranee a chi lo suona (…) Come ben sanno i musicologi, non ha senso respingere una composizione elettronica come “Wild Bull “ di Morton con la motivazione che i suoni sono generati da congegni meccanici. Da cosa credete siano generati i suoni di un organo? (…) Il fatto è che, usando mezzi meccanici, un violinista e un organista possono esprimere qualcosa di intensamente umano, non comunicabile altrimenti. Perché questo avvenga però, il violinista e l’organista devono avere interiorizzato la tecnologia, reso lo strumento o la macchina una loro seconda natura, una parte psichica di sè stessi…” [Ong, 1982, p.125].
La citazione di Ong ci offre uno spunto per introdurre il discorso che affronteremo in questo terzo capitolo.
Parlando degli strumenti digitali, fino ad ora abbiamo cercato di inquadrare il loro ruolo all’interno del contesto di produzione musicale. Abbiamo visto come la seconda parte del XX secolo sia stata caratterizzata da numerosi cambiamenti tecnologici che hanno modificato soprattutto gli ambienti metropolitani, comportando da parte nostra la necessità di dover esprimere adeguatamente la nuova realtà percepita attraverso i sensi.
La realizzazione di tale esigenza è divenuta per noi un nuovo scopo da ottenere mediante una serie di idee che hanno costituito la dimensione progettuale degli artefatti digitali oggetto della nostra ricerca; con il tempo poi, questo insieme di idee e di progetti ha preso corpo in una dimensione materiale, ovvero in una serie di strumenti.
Nel capitolo precedente, dovendo descrivere la dimensione materiale degli artefatti, siamo entrati nel merito delle componenti e del funzionamento di questi strumenti, accennando anche ad alcuni utilizzatori che hanno saputo sfruttare le loro capacità.
Dal punto di vista della nostra ricerca quindi, gli artefatti agiscono in due modi: come strumenti materiali, perché cambiano le condotte effettive degli attori nello svolgimento dei loro compiti, modificando l’ambiente sociale e fisico in cui questi venivano svolti; come idee e progetti inoltre, poichè contribuiscono a trasformare le rappresentazioni che le persone si fanno della realtà, agendo sulla loro struttura simbolica.
Dopo aver introdotto il discorso sugli strumenti e sugli utilizzatori, è essenziale dunque descrivere come dal loro incontro derivino un insieme di pratiche.
Sono infatti le pratiche che si instaurano giornalmente tra strumenti ed utilizzatori a determinare la nascita delle espressioni musicali, di quei fatti musicali cioè, che alterano pragmaticamente le norme di genere e di conseguenza la nostra struttura simbolica.
Parlando delle pratiche finalizzate all’uso degli strumenti digitali per fare musica, è allora necessario dedicarsi al concetto già adottato di affordance, con il quale si indicano le possibilità di azione che ogni nuovo strumento permette.

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